L'immigrazione italiana
«Come le rondini a primavera...»
Come le rondini, gli stagionali italiani ritornavano generalmente a primavera. Al loro arrivo nelle...
A Zurigo fondato il «Partito anti-italiano»
Nel suo squallido rifugio, Albert Stocker presenta gli obiettivi del «Movimento indipendente...
La nostalgia di casa, ovvero le vacanze dell'emigrante
Erano ben 200'000 ogni anno gli stranieri che al termine della stagione lavorativa passata in...
In onore dei morti sui cantieri
Durata: [13'42''] RSI: Dagli amici del SudLa trasmissione radiofonica Dagli amici del sud consacra una puntata al ricordo delle centinaia di...
Scuola professionale per stranieri a Berna
Nel Centro italiano in Svizzera per l'addestramento professionale di Berna, sottoposto all'autorità ...
A partire dall'inizio degli anni '60, l'afflusso di lavoratori italiani in Svizzera fu...
Verso la fine del 1985, anche i teleutenti italofoni di Zurigo possono beneficiare di un canale...
Vivere da straniero in Svizzera
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, la Svizzera, impossibilitata ad affrontare da sola questa...
Svizzeri: xenofobi o solidali?
La tematica dell'immigrazione è legata filo dopo a quella dell'integrazione. Il servizio di...
Il fatto di essere italiani - e di avere simpatie politiche di sinistra - è un motivo sufficiente...
Rifiuto della naturalizzazione facilitata
Durata: [04'36''] TSR: VotationsIl 26 settembre 2004, i due progetti, che prevedevano rispettivamente la naturalizzazione...
Contesto
All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la Svizzera ha conosciuto un boom economico senza precedenti che ha provocato un bisogno crescente di manodopera. Incapace di rispondere a questa domanda con le sole forze della popolazione nazionale, la Confederazione ha dovuto massicciamente fare appello ai lavoratori stranieri, in un primo momento provenienti soprattutto dall’Italia.
Nel 1948, la Svizzera concluse un accordo con il governo italiano per regolamentare il flusso degli operai della penisola verso il nostro paese. L’accordo in questione aprì un periodo di immigrazione di massa che vide la percentuale degli stranieri presenti nella Confederazione passare dal 10% registrato nel 1960 al 17,2% del 1970, di cui la metà erano Italiani. Si istituì dunque una politica d’immigrazione fondata essenzialmente su di un modello di rotazione che aveva il solo scopo di impedire ogni tentativo di integrazione duratura dei lavoratori stranieri in Svizzera, visto che questi ultimi erano considerati unicamente come degli strumenti di regolazione congiunturale del mercato del lavoro.
Tra tutti i differenti permessi di lavoro rilasciati, lo statuto di stagionale aveva proprio come scopo quello di evitare che la manodopera straniera si stabilisse in maniera definitiva in Svizzera. Dopo soli nove mesi di residenza sul suolo elvetico, gli stagionali erano obbligati a rientrare nel proprio paese per i tre mesi non lavorativi. Per ottenere il permesso di stabilirsi definitivamente in Svizzera era necessario un periodo di circa dieci anni. In più, i lavoratori stranieri non beneficiavano praticamente di alcuna assicurazione sociale e dovevano sopportare numerose restrizioni. Non avevano, ad esempio, il diritto di cambiare datore di lavoro ed era loro vietato firmare un contratto per l’affitto di un alloggio, misura che li obbligava ad abitare in grandi prefabbricati che gli impresari noleggiavano alla Confederazione. Sino alla fine degli anni ’70, lo statuto di stagionale impediva agli operai di riunirsi alle proprie mogli e ai propri figli, spingendo molte famiglie sulla via della clandestinità , che aveva come conseguenza peggiore la mancata scolarizzazione dei bambini.
Migliaia di lavoratori, precarizzati da questo sistema, hanno contribuito alla prosperità dell’economia svizzera in settori molto diversi tra loro come quello dell’edilizia, della ristorazione, dell’agricoltura o dell’industria alberghiera. Molti di loro sono stati inoltre ingaggiati sui grandi cantieri autostradali, idroelettrici e ferroviari del nostro paese, dove spesso, per colpa dei frequenti incidenti o a causa delle condizioni di lavoro non sempre esemplari dal punto di vista della sicurezza e delle condizioni sanitarie, hanno anche perso la vita.




